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Notte re la Focalenzia 7-8-9/12/2017


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Pro Loco Castelfranci - Il mulino detto "Pescone Marini"

Il mulino detto "Pescone Marini"

 Categoria: Il Territorio - Il mulino detto "Pescone Marini"  Commenti: 0

La mattina del 2 febbraio dell'anno 1833, Giuseppe Maria Tecce, Sindaco di Castelfranci riunisce il decurionato nel solito luogo delle adunanze per redigere un atto deliberatorio che si rivelerą fondamentale per la storia del mulino.
Con questo adempimento, infatti, vieni ufficialmente presentata istanza a S. M. Ferdinando II° di Borbone intesa ad ottenere l'autorizzazione per la costruzione del mulino alle falde del bosco Baiano, sulla sponda del fiume Calore.
Il 5 aprile del 1834, viene emanato il decreto reale che di fatto ne autorizza la costruzione.

"Ferdinando II per grazia di Dio Re del Regno delle Due Sicilie; Essendosi manifestata nel Comune di Castel di Franci in Principato Ulteriore la necessitą di avversi un mulino attivo ed utile, in rimpiazzo di quello che in precedenza aveva costruito e divenuto inoperoso, oltre quello che vi esiste di proprietą Brancia; volendo secondare i voti di quella popolazione; Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:
Art. I - Autorizziamo il Comune di Castel di Franci alla costruzione di un mulino nel luogo denominato Pescone Marini ai piedi del Bosco di Baiano e sulla sponda destra del fiume Calore, conforme la pianta ed il progetto fatto sopra luogo dall'ingegnere provinciale Marino Massari.
Art. II - Per quanto riguarda la spesa di ducati 1380, sarą provveduto:
a) con le offerte volontarie di quella popolazione in denaro, ed in giornate di lavoro di uomini, di donna e di animali da tiro e da soma;
b) con gli avanzi esistenti in cassa delle rendite del Comune;
c) con la rendita dei cerri secchi ed inutili esistenti in detto bosco.
"

Ottenuti il decreto i borghigiani danno inizio ai lavori sotto la guida dell'ingegnere Marino Massari. Alla costruzione viene data una forma rettangolare, lunga quaranta palmi e larga vetiquattro, con pezzi d'intaglio sistemati alle quattro "cantonate".
Come il Muliniello, quello che i naturali si accingono a realizzare č un mulino ad acqua a ruota orizzontale. Nella parte sottostante, realizzate a botte vengono previste le stanze dette degl'Inferni, che consentono alle acque di defluire verso il fiume. Vi si accede da un portone di legno rifinito da un portale in pietra sbozzata.
Per la copertura viene previsto l'impegno di tremila embrici e, per la macinazione, l'acquisto di due mole con i rispettivi assetti ed utensili di ferro, due ruote, due fusi, due tramoje, due tini, due pettorali, due levatoj di acque e due mensole.
Per convogliare le acque verso la costruzione viene costruita una parata, che le fa confluire in un "ponte canale" provvisto di tre portelloni.

Nel 1837 l'ingegnere Francesco Saverio Abbondanti redige un progetto di "Aggiunzione e perfezione" che conferisce all'opera, nel suo insieme, un senso compiuto.
Con l'introduzione della Tassa sul Macinato la struttura viene adeguata alle esigenze del momento.

 
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