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IX NOTTE RE LA FOCALENZIA 2018


IX NOTTE RE LA FOCALENZIA 7-8 DICEMBRE 2018

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Pro Loco Castelfranci - La Chiesa di Maria SS. del Soccorso

La Chiesa di Maria SS. del Soccorso

 Categoria: Il Territorio - La Chiesa di Maria SS. del Soccorso  Commenti: 0

La prima capella: Nel Medioevo il territorio del comune di Castelfranci occupava spazi limitati. Il centro abitato era contenuto in limiti precisi che ne determinavano i confini e le regole di vita. Al suo interno negli anni si era sviluppata una povertà senza precedenti. La mancanza di manifatture aveva annullato qualsiasi forma di commercio, sicchè la popolazione, composta per lo più da braccianti aveva fatto del lavoro dei campi l'unica attività alternando a questa l'esercizio dei pochi usi civici concessi.

Urbanisticamente il paese non si era delineato ancora del tutto. In questo periodo le costruzioni ricavate per motivi contingenti lungo la roccia ne seguono l'andamento escludendo, almeno per il momento, soluzioni isolate. Solo più tardi si svilupperanno ed in maniera occasionale anche lateralmente ad essa. Per questo all'occhio del viandante gli abitacoli anneriti dal tempo e dalla miseria, sembrano uscire da un itinerario fantastico.

In questo sconforto la fede diviene la condizione naturale dell'uomo ed è la fede e dal devozione per la Vergine del Soccorso a determinare in tutti la volontà di erigere una cappella nel "piano antico" del paese, conosciuto poi come l'Ortora. Per chi sale dal basso o vi discende dal borgo, il piano antico è una distesa di terra in leggero pendio. Ricco di vegetazione, umido e, malsano per via dell'acqua che naturalmente sgorga dal terreno, incomincia dal punto in cui si incontra il monte per declinare al fiume che scorre poco lontano.

In questo spazio, dove a volte le nuvole volano così basse da sentirne l'odore, viene sistemata la prima cappella. È una costruzione modesta e senza alcuna solennità esterna, che dal punto in cui è posta oggi la balaustra avanza nel piano occupandone uno spazio circoscritto. Nella parte posteriore il terrapieno che lo sovrasta e, che sembra debba travolgerla da un momento all'altro interessa il piano "...con una continuazione di terra primitiva ben solida..." che si estende fino alle mura della chiesa. Poggia senza fondazioni su terra solida e non presenta soluzioni tecniche particolari. Non viene abbassato il piano su cui poggia e, cosa ancora più inquietante, non vengono posti in essere tutti quegli accorgimenti necessari ad allontanare l'acqua che creerà non pochi problemi. Soprattutto all'immagine stessa della cappella ritenuta "...bella nella costruzione, ma insalubre, poiché umida". Vi si accede da un unico ingresso ricavato nel muro che si affaccia sul piano, mentre alcune aperture consentono una illuminazione insufficiente.

In questo periodo non viene realizzato neanche il campanile i cui lavori prenderanno il via solamente verso la fine del VXII secolo, anno della peste. Per questo periodo le funzioni vengono annunciate dal suono di una campanella posta sul lato destro dell'altare, al di sotto del quadro della Vergine.

Ora contrariamente a quanto accaduto per gli altri luoghi di culto presenti sul nostro territorio, l'edificazione della cappella avviene per volontà popolare. Questo si evince: da una bolla del vescovo Alfiero da Montemarano del 1572 con la quale veniva concessa a don Placido Vitagliano della cappella del Soccorso l'investitura canonica. Nella stessa inoltre il prelato compie un gesto fondamentale riconoscendo all'Università il "Ius Praesentationis" basandosi sul fatto che l'esercizio del diritto di elezione, così come dichiarato dal sindaco e dagli eletti derivava loro da bolle autentiche; dall'esercizio incontrastato del diritto di nominare l'Amministratore che si sarebbe interessato delle rendite della cappella; dall'obbligo che l'Università aveva di versare annualmente a favore della cappella la somma di ducati 27 per olio e lampade; dallo stemma comunale fatto riprodurre sul lato destro dell'altare maggiore della chiesa stessa a testimonianza e riconferma del diritto patronato.

I dipinti

Al suo interno, secondo la tradizione furono sistemati tre dipinti. Il quadro della Madonna del Soccorso, detto in seguito dell'Effigie Miracolosa, posta sul muro di prospetto, ad oriente; quello di S. Rocco in cornu epistole e di S. Sebastiano in cornu evangeli.

Una prima notizia documentata sulla loro esistenza ci viene offerta dalla visita pastorale del vescovo Alfiero risalente al 1565 "Item continuando officium Visitationes devenit ad ecclesiam Sante Marie del Soccorso constructam extra menia ditte terre et deveniendo ad altar (em) maiorem invenit eum decente ornatu (m) cum una cona magna deaurata cum imaginibus beate Marie in medio. In cornu evangeli S. Sebastiani et in cornu epistole S. Rochi..."

Bisogna precisare che le rappresentazioni artistiche della Madonna del Soccorso non sono poi così estranee dalle nostre zone. È soltanto nella prima metà del 1300 invece, che si comincia a rappresentarla così come dipinta nel quadro che si conserva nella nostra chiesa. Questo avviene a seguito della introduzione in queste zone del culto della Madonna del Soccorso così come raffigurata, originatosi a Palermo nel 1308.

Nel nostro quadro viene fatto dipingere, probabilmente da un artista francese, un angelo alla destra della Vergine armato di clava nell'atto di scacciare il demonio. Sul lato destro e su quello sinistro i quadri di S. Rocco e S. Sebastiano rappresentano i santi che si invocano contro la peste.

 
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